Testimonianze

degli ex alumni e dei professionisti
e docenti che intervengono al master 

Aperte le iscrizioni all'anno accademico 2020/2021

Ex alumni del Master a.a. 2018/2019

Un master che ha insegnato a Veronica a dire "no"

Il Master mi ha insegnato a dire “no” e a capire quando e in che misura un’organizzazione può essere pronta ad affrontare il suo percorso di rivoluzione culturale.

È importante anche dare sostenibilità ai progetti; le parole e le buone intenzioni da sole non bastano. Le nostre comunità hanno bisogno di “leader del dono” capaci di dare prospettive ai progetti che sostengono le buone cause.

Purtroppo il grande limite che si riscontra sempre più negli Enti del Terzo Settore è l’incompetenza, la superficialità e la richiesta economica sporadica, strettamente legata a un’emergenza.

Affinché si possa sostenere il processo di cambiamento culturale degli Enti del Terzo Settore è necessario ripartire dalla formazione, premiando la professionalità e la serietà del fundraiser, investendo sulla stesura di progetti che abbiano obiettivi chiari e misurabili, con un’attenzione particolare alla valutazione dell’impatto sociale. Su quest’ultimo punto il Master mi ha veramente aperto nuovi scenari: la valutazione dell’impatto sociale non è più solo un’utopia, ma diventa il vero obiettivo da perseguire.

Il Master mi ha permesso di confrontarmi con persone molto diverse da me, culture differenti, età e vissuti diversi, ma forse questo ci ha resi uniti e complici. Ho imparato molta tecnica (la difficoltà è metterla in pratica), ho approfondito l’area della Comunicazione e del Management e ho capito quanta competenza c’è dietro un Piano di Sviluppo e di Fundraising.

Ringrazio il Master per avermi fatto capire quanta umiltà e delicatezza servano per scrivere una lettera di ringraziamento e quanta sensibilità occorra per curare la relazione con il nostro donatore. Il database di un fundraiser non è fatto di nomi e cognomi, ma di storie, volti e tanta fiducia.

Veronica Petrocchi
Ufficio Comunicazione e Sviluppo
Università Pontificia Salesiana

Da fundraiser a manager della sostenibilità

La crisi degli anni passati ha fatto emergere aspetti critici, legati in particolare alla società e alle relazioni che la caratterizzano. Sono emerse nuove aree di “bisogno”, a livello sociale e individuale, a cui né l’economia pubblica né l’economia di mercato hanno saputo rispondere.

L’approccio sociologico, e non meramente economico, ha spinto molti a considerare il fundraising come un settore chiave trasversale, in grado di guidare le organizzazioni “senza fine di lucro”, e più in generale la società e gli individui, verso una nuova sostenibilità sociale. Ciò sarà possibile, a mio avviso, soltanto nel momento in cui i fundraiser inizieranno a percepire il proprio ruolo e la propria professione non soltanto in termini di obiettivi economici, ma generativi di nuove relazioni e di nuovi legami. Da fundraiser a manager della sostenibilità appunto.

Parlare di dono oggi significa, secondo me, porre l’attenzione sulla relazione, sull’identità personale di chi entra in relazione, così come sull’imprevedibilità delle dinamiche sociali che la relazione stessa genera. Al dono è assegnato, quindi, il merito e la responsabilità di creare legame sociale sostituendo, all’emozione del momento e alla paura, l’impegno e la responsabilità (come affermava Bauman).

In definitiva credo che, tenendo conto della storia del fundraising e del significato culturale e sociale del dono in Italia, la raccolta fondi dovrebbe oggi essere considerata un investimento in termini di cura delle relazioni sociali; non più legato soltanto a particolari bisogni sociali e individuali, ma rivolto a tutta la comunità, una comunità in grado di produrre fiducia e quindi di generare “naturalmente” dono.

Rosalba Pastena
Segreteria nazionale e fundraising
ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser)

Non immaginavo che la rete dei rapporti potesse creare il dono

Durante tutti gli incontri, ho avuto l’opportunità di incontrare come docenti persone che erano praticanti della loro professione. Mi hanno parlato persone che per prima amano ciò che fanno, che hanno una passione e comprendono la loro missione. Non si trattava di lezioni accademiche, ma di un incontro con la vera esperienza della raccolta fondi e la condivisione di questa esperienza con me.

Ho capito che le tecniche sono importanti, ma più importante è come si creano le relazioni; che il Fundraising non cerca solo la dimensione tecnica o materiale, ma comprende la missione del Fundraiser in modo molto più ampio. Mettere al centro la relazione e l’esperienza di reciprocità tra il donatore e il beneficiario, erano un concetto nuovo per me.

Non ero Fundraiser prima del Master, ma uno che fa la questua per il sostenimento delle missioni. Sono stato concentrato sulla raccolta di fondi. Sì, sapevo che si dovrebbe ringraziare ma non che bisognasse creare le relazioni. Ho trattato i benefattori come una fonte per ottenere soldi, ringraziare e basta. Non sapevo e non credevo che si potesse andare più in profondità. Spesso tutto è finito con una donazione unica.

Nel frattempo, il Master a Roma ha cambiato completamente il mio pensiero sulla raccolta fondi. Scrivere le lettere solo per dare supporto alla relazione? Non pensavo così. Ora so che devo creare le relazioni. So che una donazione deve essere preceduta dal “dono” e che il dono influisce su entrambi i lati: sul destinatario e sul donatore. Al centro della mia attività non c’è più una cifra in euro, ma piuttosto una persona che è dietro questa donazione.

Fra Krzysztof Andrzej Kurzok
Segretario delle Missioni
Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Austria-Südtirol

“La gentilezza delle parole crea fiducia. La gentilezza di pensieri crea profondità. La gentilezza nel donare crea amore” Lao Tse

Il Dono fa parte delle modalità attraverso le quali noi riconosciamo e riprendiamo coscienza del legame radicale e originario che ci rende appartenenti alla vita, al nostro gruppo familiare, al nostro contesto socio-culturale, senza dimenticare che coloro che ricevono la donazione sono persone.

Questo principio della raccolta fondi ha delle implicazioni notevoli nel processo di trasferimento della donazione, dato che i potenziali donatori sono incentivati a offrire il loro sostegno dalle relazioni che si vengono a creare fra le persone, fra chi chiede e chi risponde. Non a caso si è definito più volte il fundraising come “l’arte della relazione”.

Allora, per avere successo nella raccolta fondi, dobbiamo attivare molte risorse personali: creatività, fantasia, perseveranza, utili non meno della fiducia nei nostri propositi, l’entusiasmo nel raccogliere le sfide legate all’operatività e alla gioia del contatto e di confronto con gli altri.

Il focus del fundraising risulta essere la costruzione di legami stabili e duraturi tra persone. Di conseguenza elementi come fiducia, trasparenza, lealtà e partecipazione attiva del donatore diventano i valori più importanti e indispensabili allo sviluppo della relazione.

Suor Rosa (Ayola Mondjonewe)
Suora della Provvidenza di San Paolo di Kara
Congregazione religiosa fondata in Togo

Un master che ha regalato a Cristiana una maggiore consapevolezza del suo lavoro

Mi guardo indietro, a un anno fa, all’inizio di questo master, quando il mio lavoro era “solo un lavoro”, e mi vedo diversa, una nuova me, più consapevole di quello che ogni giorno faccio.

C’è bisogno che le organizzazioni inizino a guardare con nuovi occhi il cambiamento in atto, che imparino ad ascoltare e che, al loro interno, inizino a entrare figure professionali formate. I fundraiser, infatti, si devono professionalizzare sempre più e iniziare a uscire dalle proprie realtà, incontrando gli altri professionisti del settore, confrontandosi tra loro.

Il Master che ho frequentato mi ha dato una base solida su cui iniziare questa trasformazione. Tuttavia, il cambiamento, come in tutte le cose, inizia in primis da sé stessi e così, con i mille appunti presi a lezione e la voce dei tanti docenti incontrati ben chiara in testa, ho iniziato il mio processo di cambiamento nel mio quotidiano, sia nella mia professione da fundraiser che nella mia vita privata. Ora ho la consapevolezza che quello che faccio sta generando un impatto positivo nella vita dei migliaia di bambini che aiutiamo, delle loro famiglie e della loro comunità. Questo lo sto trasmettendo, nel quotidiano, ai donatori che incontro e con cui parlo. Li coinvolgo in un modo diverso e gli parlo in un modo diverso. Ma non solo, sto provando ad attuare un cambiamento anche nei miei colleghi rendendoli più consapevoli dell’importanza di quello che fanno.

Ho iniziato a frequentare il Master con la sola idea di sedermi e imparare, ma ben presto mi sono resa conto che non era solo questo. La mia testa doveva cambiare e, nell’anno trascorso insieme ai docenti e ai miei colleghi, l’ho fatto e lo sto continuando a fare.

Grazie alla passione e dedizione dei professionisti che ho incontrato, ho imparato che il dono è un bene prezioso e come tale va trattato, con cura e rispetto. È con questa nuova forma mentis che affronto la mia professione e il mio privato. Ognuno di noi, in tutto quello che fa, può generare un cambiamento positivo ed è importante che ne siano tutti consapevoli.

Cristiana Guazzaroni
Fundraising – Donor care e occasioni speciali
Operation Smile Italia Onlus

La relazione al centro di tutto

Forse alla fine del percorso di studi di questo master sembrerà un concetto ovvio, quasi scontato. Per nulla lo era per me esattamente un anno fa. 
Un percorso di studi nato quasi per caso, nella ricerca affannosa sulla rete di persone e idee che potessero aiutarmi a rendere più sostenibile un progetto della Fondazione per cui lavoro. Ignaro dell’esistenza del mondo del fundraising, e ancor meno di possibilità formative in questo ambito.
Un percorso di studi che ha finito per rivelarsi la cosa giusta al momento giusto. Non solo per la formazione acquisita, per le tecniche e gli strumenti appresi, ma essenzialmente per la filosofia che lo caratterizza: “la relazione al centro di tutto”.

Un concetto che secondo me non è destinato a restare pura filosofia astratta, ma andrebbe messo al centro di ogni politica sociale ed economica, per ridare linfa vitale a uno stile di vita, quello delle nostre società moderne, dove gli unici valori che contano sono quelli dell’economia di mercato a vantaggio di una solo apparente felicità individuale.

L’uomo si percepisce ormai come centro di ogni cosa, in un individualismo figlio della post-modernità che gli fa dimenticare che egli non è mai stato l’origine di sé stesso. L’uomo è un dono donato alla vita, figlio di una relazione, quella con il Padre che per noi credenti è all’origine di ogni relazione.

Relazioni che sono la struttura fondamentale del nostro vivere insieme, ed è proprio per questo che abbiamo il dovere di cercare di rimetterle al centro della nostra vita. C’è la percezione ormai che le nostre identità non si costruiscano più all’interno delle relazioni, ma come conseguenza del nostro vivere consumistico, “io sono ciò che compro”.

Dentro a questo contesto trovare un’istituzione formativa in grado di rimettere al centro della riflessione il valore della relazione, l’importanza esistenziale del dono, credo sia ammirevole. Lontano da ogni logica economicista, considerando le tecniche di fundrasing sempre come mero strumento al servizio di un fine più grande, questo master mi ha aperto un nuovo modo di intendere il valore dei nostri donatori. Non semplici portatori di risorse economiche, ma attori di un processo relazionale che si alimenta della logica del dono.
Valore che si sposa perfettamente con la natura religiosa delle nostre istituzioni, e soprattutto con il comandamento dell’amore con cui Gesù riassume tutti i comandamenti, diventando il segno distintivo di ogni vero cristiano.

Ringrazio di cuore chi con molta umiltà e probabilmente anche una buona dose di ideali si è dedicato con idee e tempo per far si che questo Master diventi realtà.
Condivido il sogno che col tempo si possa sempre più creare cultura del dono e generare una nuova economia civile a partire delle istituzioni del Terzo Settore, e in particolare dalle istituzioni religiose, che per natura portano dentro di sé l’essenza della logica del dono.

Fulvio Diploma
Responsabile fundraising Progetto Bolivia
Opera Diocesana Patronato San Vincenzo

Il fundraiser è un orchestratore, deve portare armonia dall’alto verso il basso, deve trasmettere la motivazione

Ho iniziato a ringraziare – cosa che prima facevamo di rado – a scrivere lettere, a recuperare donatori, a rilanciare progetti dormienti, a raccontare e a inviare regali ai donatori. A volte non bisogna trovare nuovi donatori, ma finalizzare quelli che abbiamo. Lavoriamo sui presenti, coltiviamo le relazioni, facciamo loro sentire che sono per noi speciali.

Avevamo un progetto in Brasile, a Ruy Barbosa, che stava pian piano spegnendosi. A febbraio 2019 abbiamo contattato le suore italiane per comunicare la nostra intenzione di chiuderlo poiché non raccoglievamo più nulla. Forse il bisogno non c’era più. Invece, una giovane suora, appena arrivata nella missione brasiliana, ha preso in mano la situazione inviandoci una breve relazione nella quale quantificava ciò che era necessario a mantenere una donna in un mese, a dettagliare le spese e a spiegare come funzionava il progetto; cosa facevano queste donne presso la loro casa, come venivano occupate, formate, come era stata coinvolta la cittadina brasiliana dove vivevano, i negozianti etc. Poi abbiamo inviato una lettera con la relazione della Suora ai vecchi donatori, quelli che avevano sempre sostenuto il progetto Arcoiris. Alcuni hanno ricominciato a donare.

Il donatore deve vivere un’esperienza rispetto al beneficiario, deve essere messo al centro del progetto, deve essere informato di qualsiasi nuova situazione si crea.

“Insegnare la gioia del donare. Non si deve imporre, ma accompagnare alla donazione. Il donare produce, genera gioia, insieme”. Il dono è contagioso.

Teresa Tagliaferri
Ufficio amministrativo e raccolta fondi
Centro Missionario Diocesiano di Reggio Emilia

Il fundraiser che sarò avrà ben chiaro il ruolo dell’organizzazione nella comunità e nella società, e si sforzerà di ragionare in termini di impatto

Il ruolo del fundraiser richiede un cambiamento culturale negli Enti del Terzo Settore che, a mio avviso, devono uscire da un’ambiguità di fondo che rilevo ogni giorno nel mio lavoro: il fatto di avere una finalità “buona”, legittima un metodo di lavoro spesso inefficiente e poco professionale. In altre parole: poiché faccio il bene, sono legittimato a lavorare male.

L’agire sociale degli Enti del Terzo Settore non sarà mai davvero credibile finché resisterà nei loro confronti il pregiudizio circa la loro inefficienza e scarsa professionalità. Purtroppo, tale pregiudizio è spesso fondato. Serve, quindi, un cambiamento culturale per scardinarlo.

In base alla mia esperienza personale, credo che il primo passo da compiere sia la ridefinizione del ruolo dei volontari all’interno dell’organizzazione. Non mi sembra corretto che i volontari debbano occuparsi di ruoli per i quali è richiesta un’assunzione di responsabilità verso l’ente e verso l’esterno (es. volontario che si occupa della contabilità e della rendicontazione di progetti finanziati).

Il manager della sostenibilità deve saper assegnare incarichi alle risorse, volontarie e non, in maniera tale da garantire il buon funzionamento dell’organizzazione. Questo significa, tra le altre cose, che deve saper definire con chiarezza chi è responsabile di cosa.

Barbara Porteri
Referente amministrativo
Arcidiocesi di Torino – Ufficio per la Pastorale dei Migranti

“Dono, relazione, reciprocità” sono le parole chiave a mio avviso per l’esistenza umana

Il Master personalmente mi ha fornito una conoscenza accurata dei principi e delle migliori tecniche della raccolta fondi alla luce dei nuovi media e delle nuove tecnologie, della riforma del welfare e del concetto di responsabilità sociale.

Grazie a una prospettiva economico-manageriale ho potuto appurare l’efficienza e l’efficacia delle varie strategie necessarie per affrontare le problematiche gestionali delle organizzazioni. È stata personalmente una didattica innovativa, ricca di esempi, esercizi e consigli. 

Questa esperienza formativa mi ha portato a rivedere il significato di tantissime parole ma soprattutto a riempirle di senso. “Dono, relazione, reciprocità” sono le parole chiave a mio avviso per l’esistenza umana. ll dono è un momento unico nelle relazioni umane, quello in cui qualcuno dimostra tangibilmente a qualcun altro l’importanza di un legame. Il dono, oltre a farci giungere nel mondo, ci accompagna sempre nel nostro vivere: rappresenta la cifra e la base delle nostre relazioni, tanto da rientrare nella nostra natura umana in ogni tempo ed in ogni luogo. Compagno inseparabile del dono è l’amore.

La Caritas Diocesana di Palermo ha nel proprio statuto, come parte integrante della specifica mission, anche quella di diffondere la donazione fra le nuove generazioni e di educare alla cultura del dono. Il mio principale e “ambizioso” primo obiettivo è far sì che l’ente diventi un prezioso ambiente educativo per la comunità ecclesiale e laica della città di Palermo, e quindi dovrebbe avere come compito quello di approfondire e qualificare anche pedagogicamente le proprie proposte, contribuendo alla formazione di personalità che riconoscano, nella costellazione dei valori connessi al dono, una prospettiva di realizzazione piena di sé. Educare al dono significa proprio impegnarsi per quello che è un aspetto fondamentale della trasmissione culturale, e cioè quello della “trasmissione dei valori”.

L’esperienza del Master mi ha permesso di affrontare alcune tematiche già trattate altre totalmente nuove e innovative , con un approccio più pratico. I docenti hanno fornito una preparazione di alto livello, arricchita da frequenti testimonianze ed esperienze di importanti realtà.
Ritengo che questo percorso abbia costituito un vantaggio importante per la mia attuale occupazione e per la mia figura professionale. Aver interagito con professori preparati, professionisti disponibili al dialogo e al confronto è stata una grande opportunità per conoscere questo mondo per me nuovo e tutto da scoprire.

Nicoletta Ganci
Assistente Sociale
Caritas Diocesana di Palermo

Ex alumni del Master a.a. 2017/2018

Un master che ha cambiato la vita di Elena

Dono, Reciprocità e Relazione…partirei dalla parola RELAZIONE. Rispetto all’esperienza fatta fino ad oggi la relazione è il filo conduttore che lega le tre parole.
La relazione è l’azione che permette di coltivare un rapporto di conoscenza prima, di amicizia e stima, dopo; la relazione ti permette di entrare in punta di piedi nel cuore del donatore, per poi esplodere con il risultato finale che è il dono non fine a se stesso ma come sostegno e solidarietà nel condividere ( in modi e misure differenti) i progetti, la mission per far crescere le attività e le iniziative. È nell’incontro, nella libertà di scegliere e nella consapevolezza del proprio agire che si pratica e concretizza il valore del dono.

Il master 12 mesi dopo è un nuovo inizio. È la possibilità di lavorare nel sociale, è la possibilità di essere utili con il proprio lavoro. Di contribuire a dare una mano e migliorare il piccolo universo che mi circonda.

Elena Spadone
Fundraiser
Associazione Piccolo Chiostro Onlus

Un master che ha dato a Maria Stella ogni consapevolezza sul suo lavoro

La figura del fundraiser così come è stata delineata in questo master, la consapevolezza verso cui è orientata, può aiutare e sostenere lo sviluppo delle organizzazioni all’interno delle quali si trova ad operare, perché in grado di comprendere e restituire il carattere innovativo e propulsivo contenuto nella mission di ciascun ente. Ogni realtà del Terzo Settore nasce dal un impulso, una “motivazione intrinseca” a rispondere ad un bisogno incontrato e visto. Rimettere a fuoco con competenza questa motivazione, mostrarne i possibili sviluppi, può avere un impatto positivo in chi è chiamato a guidare l’organizzazione.
È a questo che il master mi sembra ci abbia prevalentemente formato, non fornendo solo strumenti tecnici, ma incastonando l’operatività all’interno di una dimensione valoriale che permette di dialogare anche con chi, all’interno delle nostre organizzazioni, fa un’esperienza prevalentemente carismatica e missionaria, ricoprendo spesso ruoli di governo.

Maria Stella Giannetti
Responsabile delle relazioni esterne e comunicazione
Istituto Universitario Sophia

Un master che ha “sorpreso” Giovanna

È facile parlare di dono con donne che ne hanno fatto una scelta di vita, ma come riuscire a fare il passo successivo? Come chiedere di mettere in discussione le loro “sicurezze” e chiedere un cambiamento?
Queste domande me le sono fatte sia durante l’anno di studio che, soprattutto, una volta tornata al lavoro. Mi confronto spesso con quello che vorrei fare e…quello che in realtà riesco a fare. Allora cosa fare?
Allora, aggiungo il fattore “tempo” ai miei progetti e mi guardo intorno cercando le occasioni e gli spazi in cui fare entrare il valore umano delle persone con le quali lavoro, soprattutto cercando di renderle coscienti dell’importanza del loro ruolo nella società di oggi.
Questa esperienza mi è servita molto a livello personale. All’inizio mi sentivo inadeguata, dopo tanti anni passati tra associazionismo, volontariato, lavoro e ben 4 figli, l’idea di mettermi in discussione su parole come “dono e reciprocità” mi sembrava una perdita di tempo. Oggi sono convinta che sono le giuste competenze che ti aiutano a fare la differenza.

Giovanna Sfarra
Provincia Italiana Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo – Scalabriniane

Un master che ha allargato gli orizzonti di Luigi

Dell’esperienza del master sono molto grato in quanto ha contribuito innanzitutto ad allargare gli orizzonti (l’indimenticabile esperienza di arrivare ogni volta al lavoro con nuove idee e pensieri rispetto questo settore).

Inoltre, sono molto grato e riconoscente per le facce che qui ho incontrato. Facce che adesso compongono l’immagine che ho della nostra professione, facce concrete, appassionate, gioiose e desiderose di condividere i passi, piccoli e grandi, di questa strada che ci ha messo insieme.

Luigi Zandonai
Consulente di Fundraising

Un master che ha messo in crisi la consapevolezza di Irene

Se devo pensare a un prima e un dopo, mi porto a casa i concetti di investitore, personal fundraiser, personas, l’approfondimento sui gradi di coinvolgimento degli stakeholders e il database delle fondazioni.

Il master è stato per me un passaggio propedeutico. Ho apprezzato molto l’approfondimento sugli aspetti del corporate fundraising e della progettazione, come pure l’attenzione alla rendicontazione e al tema dell’impatto sociale, questi ultimi molto preziosi per lo svolgimento del mio lavoro presso la Diaconia Valdese come redattrice del Bilancio Sociale, per il quale ho potuto contare sui consigli pratici e sul sostegno di professionisti che non avrei potuto incontrare fuori dal master.

Quanto alla mia consapevolezza, potrei dire che paradossalmente, il master l’ha in realtà messa in crisi: la fundraiser che sono, infatti, ha dei punti di forza in tutto ciò che riguarda la comunicazione e la scrittura, ha sviluppato dei processi creativi che non pensava di avere, ha imparato a pianificare e giocare d’anticipo e sta iniziando ad affinare le soft skills essenziali per un buon lavoro di squadra e una relazione serena con i board, ma ha ancora tanti aspetti che deve studiare meglio e soprattutto nei quali deve sperimentarsi sul campo.

Per la fundraiser che sarò, il mio augurio è quello di superare, per quel che posso, i miei attuali limiti, ma più di tutto mi auguro di non perdere mai di vista me stessa e i miei valori, augurandomi che siano sempre il motore fondamentale del mio agire personale, e quindi anche professionale, nel mondo.

Irene Grassi
Segreteria
Fondazione Comitans

Un master che ha "illuminato" Emiliana

La fundraiser che sono oggi è frutto della formazione che ho ricevuto dai docenti del Master.
Quello che ho trovato molto interessante è l’inserimento di alcuni moduli, come quello su “Leadership, Ruolo del Fundraiser e gestione dei conflitti” del Dott. Belloi e su “Antropologia del dono” del Dott. Biagi. Sono state lezioni illuminanti e che non dimenticherò mai, anche la parte del team building mi è piaciuta molto e mi sarà utile nella gestione delle crisi! In generale è un corso completo e ben strutturato che ti accompagna gradualmente step dopo step fino a darti tutti gli strumenti per poter iniziare la professione.
La lezione più significativa da un punto di vista profesisonale, legata anche al mio percorso lavorativo, è stata quella sull’impatto sociale. Attraverso la comprensione della catena del valore, tutti i pezzi che avevo in testa sono andati a loro posto. Ho delle consapevolezze nuove sul mio ruolo e posso lavorare con più energia e fiducia. Inizio a camminare con le mie gambe senza appoggiarmi costantemente al mio tutor. La strada è lunga, ma bellissima e voglio percorrerla fino alla fine.

Emiliana Vittorini
Area sostenibilità e sviluppo
Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno

Un master che ha contribuito alla crescita professionale di Debora

Sono trascorsi più di 12 mesi dall’inizio del master (edizione 2017/2018). Un percorso rivelatosi davvero stimolante, che avevo scelto di intraprendere al fine di acquisire maggiori competenze, padronanza e consapevolezza del mio ruolo di fundraiser all’interno dell’organizzazione che servo. Da questo punto di vista mi sento soddisfatta perché ritengo che il master abbia risposto pienamente a questa mia aspettativa iniziale.

In un anno ho avuto la possibilità non solo di confrontarmi con il resto dei corsisti, scoprendo di condividere con loro molte di quelle sfide e montagne che pensavo travolgessero solo me e la mia organizzazione, ma anche con i docenti. Le loro frustrazioni, le strategie adottate e i risultati raggiunti hanno contribuito alla mia crescita professionale, oltre a rappresentare un arricchimento umano che ritengo davvero prezioso.

Debora Centorrino
Area Sostenibilità e Sviluppo
Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno

Un master che ha arricchito il bagaglio culturale di Gabriela

Non avevo adeguate competenze in merito. Dopo questo percorso porto con me un metodo di lavoro, un quadro teorico e un linguaggio proprio che ha arricchito il mio bagaglio culturale. Ho apprezzato molto il metodo didattico proposto dai docenti, basato sull’approccio “learning by doing”, che mi ha permesso di potenziare le mie competenze e acquisirne di nuove.

L’obiettivo del Fundraiser che sono ora, è quello di creare un luogo di accoglienza e aiuto per le persone svantaggiate del mio territorio. A tal fine, molte sono le idee e gli strumenti che ho acquisito dal Master e che cercherò di mettere in essere insieme al mio Comitato di Gestione.

Gabriela Lio
Direttrice del Centro Evangelico Battista di Rocca di Papa
Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI)

Un master che ha aumentato il livello di competenze di Elena

La modalità e gli strumenti utilizzati a lezione mi hanno permesso di acquisire strumenti pratici e conoscenze che prima non avevo, legate al mondo del Terzo Settore, in particolar modo degli enti ecclesiastici e religiosi. È stato molto interessante testare quanto imparato con esercitazioni, momenti di confronto e dialogo.

Non svolgendo la professione di Fundraiser a tutti gli effetti, ho la consapevolezza che quanto appreso abbia aumentato il livello di competenze necessarie per svolgere il mio ruolo all’interno dell’area sociale della Croce Rossa di Milano. È importante saper chiedere le cose così come è importante avere le basi per poterlo fare, a partire dalla stesura di un progetto e dalla necessità di recuperare risorse, anche materiali. D’ora in avanti spero di poter migliorare ulteriormente i miei risultati; ritengo, infatti, che riuscire a lavorare in sinergia tra aree e settori sia il presupposto migliore per aprirsi anche all’esterno. In questo modo, ampliando la rete, sono convinta che riuscirò a fare del mio ruolo un elemento fondamentale per il territorio di riferimento e prima ancora per l’organizzazione stessa.

Elena Bracco
Area Sociale
Croce Rossa ItalianA, Comitato di Milano

Un master che ha cambiato il modo di guardare e pensare di Denise

Questi ultimi 12 mesi hanno contribuito a formare non solo le mie conoscenze e le mie potenziali competenze ma anche e soprattutto il mio modo di guardare e pensare al mondo del sociale e al tipo di contributo che a questo è possibile offrire.

Ciò che vedo in un Fundraiser (e ciò che mi auguro di poter essere), prima ancora di una figura professionale, è un competente “agente di cambiamento” in grado di destrutturare gli schemi che l’epoca utilitaristica ha creato o condizionato, insegnando a riscoprire (e a vivere con più consapevolezza) ciò di cui ogni essere umano ha davvero più bisogno: la reciprocità.
La consapevolezza intorno all’opportunità e all’importanza di far la differenza e di generare impatto sociale è alla base di questo cambiamento.

Denise Sutera
Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno

Docenti del Master

Catia Drocco

Coordinatrice del Master e membro del comitato scientifico

Il passaggio dal welfare distributivo a quello generativo crea necessariamente modelli che devono produrre al proprio interno le risorse per sostenere le proprie attività.
Lo scenario del terzo settore sta cambiando velocemente e nuove sfide si presentano di fronte a chi vuole lavorare in questa dimensione organizzativa in cui non basta più saper fare bene il bene, ma è necessario saper costruire processi che sappiano generare un vero, concreto e tangibile cambiamento positivo. Per farlo occorrono luoghi di alta formazione in cui alla teoria si affianchi necessariamente la pratica ma soprattutto che sappiano fornire gli strumenti per implementare capacità di pensiero e di innovazione. Questo master non vedrà uscire bravi tecnici del fundraising, ma manager della sostenibilità che avranno una grande responsabilità: generare processi di sviluppo sostenibili e di impatto.

Marco Granziero

Docente e Membro del Comitato Scientifico. Marketing e Fundraising Manager per il Messaggero di sant’Antonio

Si tratta di una nuova ed importante opportunità per arricchire le competenze delle figure manageriali chiamate a raccogliere le risorse, a gestire e a far crescere le organizzazioni a cosiddetto movente ideale. Un mondo che, per sua natura, è spesso in prima linea per “sostenere” quei soggetti che oggi sono ancor più indeboliti dalla crisi economica.
Per fare fronte al bisogno di risorse necessarie a rispondere a questi bisogni e per affrontare con successo la crescente competizione con altre realtà che operano nello stesso settore, sono necessari manager capaci di fare fundraising con successo, in grado di comunicare in modo efficace e di gestire la complessità tipica di queste organizzazioni.
Il Master Religious Fundraising risponde proprio a questo bisogno.

Elena Gentile

Docente. Responsabile Raccolta Fondi Aziende ed Enti per Fondazione Operation Smile Italia Onlus

Questo master risponde alle esigenze del momento, perché la professione de fundraiser oggi sta diventando sempre più sfidante. Il ruolo è delicato e richiede competenza e professionalità, capacità di fare squadra e l’audacia di percorrere strade, anche nuove, assumendosi talvolta il rischio e la responsabilità all’interno della propria organizzazione di riferimento.

ll Fundraiser di oggi ha grandi obiettivi e spesso risorse limitate, non ammette improvvisazioni, ma deve avere esperienza e determinazione. Deve essere in grado di creare ponti, gestire criticità interne ed esterne, attivare sinergie per poter raggiungere il proprio obiettivo!

Per questa ragione nasce questo master, per andare incontro alla nuova generazione di Fundraiser che si affacciano oggi in questo scenario ma che non temono di restare indietro!

Partecipare a questo master sarà l’occasione attraverso la quale fare proprie le tecniche , la teoria, le esperienze e le testimonianze di chi ama questa professione ed è pronto a condividerla con voi tra passato e presente, tradizione e innovazione!

Roger Bergonzoli

Docente e Membro del Comitato Scientifico. Direttore Generale Fondazione Santa Rita da Cascia Onlus

Il fundraiser è simile a un decathleta, capace di affrontare discipline diverse tra di loro. Non basta eccellere in una per vincere la sfida quotidiana della sostenibilità della mission. Occorre essere allenati, dunque competitivi, in tutte.
L’esperienza sul campo dei vari docenti, messa a servizio degli studenti dapprima in aula e poi con il tirocinio, rappresenta l’acceleratore della crescita del know-how in grado di formare professionisti del fundraising.
Il Master Religious Fundraising è, in sintesi, questo.

Andrea Romboli

Docente e Membro del Comitato Scientifico. Professionista e consulente di fundraising, fondatore dello Studio Romboli

Il fundraising aggiunge sempre un valore, quello della relazione. Al centro, non c’è solo la donazione, qualunque sia la sua natura, ma le persone: il donatore e il beneficiario. Il dono infatti migliora chi dona ed aiuta chi riceve; questi due soggetti non sono due controparti ma stanno insieme sulla stessa missione (dalla stessa parte) con ruoli diversi. 

Fare fundraising è uno stile di vita, un cambiamento di mentalità, è divenire attivi strumenti di relazioni sociali da instaurare e coltivare nel tempo.
Ma se nel passato tutto ciò era il prodotto di impegno e buona volontà, oggi questa predisposizione e questi sentimenti non sono più sufficienti. È necessario essere preparati, formati e informati. È un’opportunità che in certi casi diviene anche professionalità e professione.
Queste sono le motivazioni per cui è nato il primo Master specifico per gli enti ecclesiastici e le organizzazioni religiose.

Cristina Delicato

Docente e Membro del Comitato Scientifico. Responsabile Area Fundraising dell’Università Campus Bio-Medico di Roma

Tutte le cause a movente ideale contemplano storicamente l’atto del donare: un gesto di sostegno, amore, solidarietà, obbligo morale nei confronti dei più bisognosi. Ecco perché si può serenamente affermare che le organizzazioni religiose e gli enti ecclesiastici hanno nei secoli adoperato costantemente la raccolta fondi come strumento di finanziamento per le rispettive missioni, ciascuno secondo i propri valori e nelle modalità più adatte alla comunità di appartenenza. Il master oggi offre un’importante opportunità a tutti coloro che già operano in questo ambito o a coloro che vogliono iniziare un percorso in questa direzione: diventare consapevoli delle proprie capacità, dei propri limiti, del potenziale da sviluppare; conoscere i metodi e i mezzi disponibili per raggiungere obiettivi chiari e definiti con professionalità e competenze tecniche, che permettono di raggiungere risultati efficaci e duraturi. Ciò che vorremmo trasferire durante l’intero corso è un modello “sano” di manager del fundraising.

Fabrizio Farinelli

Docente. Chief Digital Officer di Fondazione Umberto Veronesi

Le parole chiave sono: consapevolezza, integrazione degli strumenti, cultura digitale.
In questo momento di svolta, dato dalla Riforma del Terzo Settore, è fondamentale “stare sul pezzo” essere consapevoli delle potenzialità e delle sfide date dall’utilizzo degli strumenti digitali. Tuttavia, spesso le organizzazioni del Terzo Settore scelgono gli strumenti prima ancora di aver definito la propria strategia. Così facendo, si aumenta la frustrazione quando i risultati non vengono raggiunti. Per essere efficaci, invece, occorrere pianificare una chiara strategia, dotarsi degli strumenti adatti e saperli integrare.
All’interno del Master Religious Fundraising il corsista svilupperà le competenze per l’elaborazione di piani strategici, saprà connettere e integrare i diversi strumenti e potrà accompagnare le organizzazioni nella digitalizzazione dei processi.

Cinzia Sacchelli

Docente. Avvocato, giuslavorista

Un buon fundraiser deve avere passione per ciò che fa. Deve saper creare un gruppo di lavoro, avere empatia con lo staff e comunicare bene con i collaboratori perché anche il miglior progetto può fallire per errori di comunicazione. Deve saper resocontare l’utilizzo dei fondi con trasparenza, mostrando al donatore l’impatto generato dai fondi raccolti.
Nell’ambito dei lasciti solidali, negli ultimi anni sempre più enti non profit hanno preso coscienza delle opportunità che questo tipo di donazione offre: le resistenze da vincere sono molte, e di diverso genere, ma anche in Italia la cultura del lascito solidale inizia finalmente a diffondersi e consolidarsi.
La Chiesa e gli enti religiosi hanno vissuto finora di “rendita”, ottenendo lasciti senza neppure chiederli. Oggi i competitor sono molteplici e quindi il lascito alla Chiesa o alla parrocchia locale non è più così scontato: per questo motivo per chi opera o intende operare all’interno di organizzazioni a movente ideale questo Master può rappresentare un importante valore aggiunto. All’interno dei moduli si acquisirà professionalità, si aggiorneranno le proprie tecniche e si capirà come chiedere lasciti ai donatori in maniera corretta, contribuendo anche a diffondere sempre di più la cultura del lascito solidale.

Un ringraziamento speciale a UBI BANCA Main Partner del master edizione 2020/2021

Grazie alla sponsorizzazione il master eroga le borse di studio

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