Abbiamo posto a Marco Granziero, Marketing e Fundraising Manager per il Messaggero di sant’Antonio, docente e membro del Comitato Scientifico del Master Religious Fundraising, alcune domande sulla crisi che il nostro paese sta vivendo a causa del COVID-19 e le implicazioni che questa avrà sul fundraising, ma anche sulla formazione delle risorse all’interno delle organizzazioni.

Stiamo affrontando una crisi drammatica dal punto di vista economico e sociale che investe tutti, nessuno escluso e ci obbliga a vivere dentro casa in uno stato di paura, ansia e attesa. Una volta attraversata la crisi sarà necessario ripartire ma nel momento in cui le persone e le famiglie soffrono di mancanza di beni primari, di lavoro, come potranno le nostre Organizzazioni chiedere ancora soldi? La formazione poi non è un bene necessario, dunque, anche questo Master potrebbe essere per i fundraiser, gli enti e le organizzazioni religiose considerato superfluo in questa fase. Tu cosa ne pensi?

Penso che quest’affermazione sia sbagliata. Mai come in questo momento, c’è bisogno di saper condurre un’organizzazione con manager capaci di affrontare questa crisi così drammatica e inattesa con la giusta professionalità.

Il Master Religious Fundraising è un corso di alta formazione i cui docenti sono professionisti, tra i più brillanti del panorama del Terzo Settore italiano, che si sono trovati a fare fronte alla crisi legata alla pandemia. Esperti che quotidianamente sperimentano le migliori pratiche, coordinandosi e confrontandosi tra loro, per garantire sopravvivenza e sostenibilità delle loro organizzazioni. Professionisti del genere, con quest’esperienza, assicurano agli studenti un percorso formativo concreto e di alto livello.

Un consacrato o una consacrata, un pastore, un imam, i ministri della fede conoscono bene i valori della solidarietà, del volontariato, della generosità, li vivono ogni giorno per la loro vocazione. Che sia servire i pasti alla mensa dei poveri, visitare le famiglie in difficoltà, dare riparo ai senzatetto, sanno bene cosa voglia dire prendersi cura dell’altro e utilizzare le donazioni a scopo sociale. Perché dovrebbero seguire un Master sulla sostenibilità e sul fundraising?

Il contesto nel quale operano gli enti a cosiddetto movente ideale è in continua evoluzione, così come lo è quello del Terzo Settore in generale. In questa situazione ciascun operatore della solidarietà dovrebbe poter disporre di strumenti, conoscenza e professionalità per “dominare” i processi del cambiamento, piuttosto che subirli. Processi che possono anche pregiudicare la sopravvivenza stessa delle organizzazioni.

Rispetto alla raccolta fondi, ad esempio, si pensi alla crescita delle donazioni online: a inizio febbraio la percentuale della raccolta fondi online in Italia non arrivava al 10%. Secondo alcuni illustri colleghi, dal lockdown in poi la percentuale delle donazioni raccolte dagli enti non profit italiani tramite questo canale è arrivata a superare il 20%. Chi ha potuto beneficiare di questo boom? Le organizzazioni che erano pronte a operare in rete, quelle che avevano già dato avvio alla gestione delle relazioni online predisponendo anche le giuste piattaforme per raccogliere fondi.

Il Master in fundraising, comunicazione e management per gli enti ecclesiastici e  le organizzazioni religiose forma manager capaci di cogliere al meglio le nuove sfide che il momento storico di grande cambiamento legislativo e sociale mette di fronte agli Enti del Terzo Settore.

Parliamo del fundraising per le organizzazioni religiose o a cosiddetto movente ideale. Quali trovi che siano le unicità e le differenze rispetto al tuo lavoro di fundraiser all’interno di un’organizzazione religiosa? Quali sono le criticità? E i punti di forza? Prova a ricostruire il percorso, le esperienze formative e professionali che ti hanno portato dove sei oggi.

Le organizzazioni religiose hanno storia e tradizione. Ovviamente questo non significa che siano “vecchie”. Nella mia esperienza ho avuto modo di conoscere realtà che più di 20 anni fa lavoravano sulla relazione con un’attenzione e una sensibilità che oggi non si vedono in tante organizzazioni non profit. Per questi, allora, la lettera di ringraziamento era un’occasione per dare avvio a un rapporto epistolare che spontaneamente portava al consolidamento della relazione, il cuore del fundraising. Negli enti a movente ideale c’è piena consapevolezza del valore dei donatori.

Vedo dei punti deboli nel fatto che talvolta si confonde la cultura del fundraising con quella della provvidenza. Spesso non vi è una cultura dell’organizzazione, ci si affida alla “buona volontà” e talora manca anche un’adeguata conoscenza delle tecniche di raccolta fondi.

In altre parole, mi permetto di suggerire agli enti religiosi di prendersi del tempo per organizzarsi in modo strutturato, per mettere a patrimonio comune le relazioni che talvolta sono dei singoli e studiare le tecniche di raccolta fondi. Il master risponde in modo completo a questo bisogno.

Qual è l’iniziativa di fundraising che l’organizzazione religiosa o l’ente dovrebbe intraprendere già da domani?

Innanzitutto penso a quello che non dovrebbe fare: credo che l’organizzazione non debba perdere la propria natura e continuare a inseguire la propria mission, senza inventarsi complementarietà improbabili legate alla pandemia. Un atteggiamento del genere sarebbe deleterio e purtroppo abbiamo visto organizzazioni che, pensando di “cavalcare l’onda”, hanno fatto male a se stesse, ai beneficiari dei progetti e ai loro donatori. A mio avviso gli enti dovrebbero, già da domani, continuare a lavorare sulla relazione. È necessario far vedere ai nostri sostenitori che, nonostante la situazione, continuiamo a fare la nostra parte, grazie a loro. Bisogna far presente che l’impegno al raggiungimento degli obiettivi non cessa. Ci sono mille difficoltà, ma il lavoro continua e va spiegato in che modo viene portato avanti. Bisogna lavorare bene sullo storytelling.

Tra gli strumenti da usare, penso al telefono. Credo che far sentire la nostra voce sia estremamente importante. Al telefono è più facile capire se si può anche chiedere, perché non bisogna smettere di farlo.

Vedo anche una grande opportunità per le organizzazioni che non lo hanno ancora fatto: dare avvio allo startup di una presenza online orientata al fundrasing.

Che significato assumono, alla luce di questa nuova inimmaginabile crisi, parole come “sostenibilità”, “impatto”, “sviluppo”?

Secondo me non assumono nessun nuovo significato. Il significato di questi concetti rimane quello di prima.

Qual è l’iniziativa di raccolta fondi che ti è rimasta impressa in questo periodo e perché?

Senz’altro quella dei Ferragnez. Mi ha impressionato la potenza di fuoco espressa dai due attraverso l’uso di Instangram e dei social in genere. Un’iniziativa che raccoglie oltre 4 milioni di euro in meno di una settimana, credo che impressionerebbe chiunque. Poi mi ha colpito quella di Tom Moore, il 100enne capitano inglese, che ha raccolto oltre 12 milioni di sterline per il suo compleanno per aiutare l’Nhs, il Servizio Sanitario Nazionale britannico. E pensare che aveva un obiettivo di 6 mila sterline! Mi ha commosso la manifestazione di affetto espressa dai donatori nei suoi confronti con l’invio di oltre 125.000 biglietti di auguri. La carta, fatemelo dire, gioca sempre la sua parte!

Share This